giovedì 5 febbraio 2015

COME IL PIANISTA SULL' OCEANO.

Sono nato in questo posto
e in questo posto son cresciuto
stando tra le fucine nascosto,
ma non è vero che non ho vissuto.

Un giorno trovai un piano
grande scuro ed elegante,
mi rapì tanto il suo richiamo
che volli divenire musicante...

E il ritmo danzava tra le mie dita
mentre il mondo sfilava poco per volta,
poi lei, il desiderio di cambiar vita,
eppure neanche l' amore fu la mia svolta.

Così ho imparato ad aspettare,
nuoto per cui non posso annegare...
guarda com' è sconfinato questo mare
infinito, tanto da poterlo sognare.

Mi fermò il non vedere la fine
di quella corsa senza mai posa,
per me è un ramo con troppe spine:
morirei prima di coglier la rosa...

Chè un piano inizia e poi finisce:
non ci sono suoni vani,
il tuo cuore certo lo capisce:
l' infinito sta tra le mani.

Lasciami qua, non mi salvare:
questo è il mio posto, voglio restare...
guarda quant' è profondo questo mare
infinito, tanto da volerci annegare.

mercoledì 11 dicembre 2013

ESTEMPORANEA

Lentamente sbiadisce il ricordo che
col suo peso la mia schiena curva,
non dico che non potrei drizzarla,
ma quanto mi costa,quanto fa male.

E il tempo si sa che desaturante
ha la mano,ma non è suo il tocco
che l'anima mia porta lontano.

Dunque di chi è la carezza che mi colpisce
nella tanto bramata dolcezza del flusso?
Mi sfiora un pensiero che mi capisce,
che mi stordisce perchè lo so ch'è vero. 

Se ora sono libera adesso,
da dove provengono queste imbarazzanti catene?

Ma il tempo si sa che roboante
ha la voce e pur non è suo il canto
che quieto m' inchioda alla croce.

martedì 1 ottobre 2013

CARCHICA.

E’ scesa la notte
imbrunendo d’antrace
il verde vivo del bosco.
La prima cosa che vedo
s’alzo il mio sguardo
son le rotonde scintille
d’un fuoco vanitoso e
birbante, s’arrampicano
sui primi gradini del
cielo nel loro manto grigio 
fumo, ma il firmamento
sovrastando la scena
subito confonde quel
salir sinuoso nel blu
incipriato d’azzurro.
Com’è vasta la luna
stasera, di se stessa sì
piena che rende fulgido
lo scenario notturno
quasi il sole, il sole non
conoscesse crepuscolo.
Quanti mondi s’abbarbicano
In uno solo ?
Non ci è dato saperlo,
infiniti, infiniti com’è 
il nostro universo.
E il plenilunio ora danza 
lungo la sua ciclica ellisse
d’un tempo ritmante la veglia
ed il sonno di stelle lontane
distanti sì tanti anni luce
ch’ora lor nemmeno 
forse brillano più……..
Chi mi rende me stessa, le
età saccheggiate straniere
perdute, questa stella sepolta
potrò mai vederla cadere ?
Indifferente rotola un sasso e
mi distoglie il suo fracasso,
poi ne rotola un altro e un altro
ancora: il ravaneto brancola
soprattutto nel buio, pungolato
da chi nell’ oscurità vive
il suo giorno.
Eppur è stato… solo un incauto
momento ch’ora ancor qui tuona
il silenzio, ch’ora ancor canta
solo il vento.
E tesse il suo richiamo
tra le fronde degli alberi
protettori del bosco per poi
evader tra le crepe di quelli
folgorati dal ciel che si fece
un dì grosso, e fa vibrare
l’incostante schiera di massi
imitando una diatriba di
suoni diversi sì che sotterraneo
si fa il tuono e melodioso è
il suo frastuono.
Vale la pena, e pur un rumore
può farsi musica e lei rumore,
vale la pena il viver nostro ?
Sì però nulla vada per scontato
chè la pena vale sempre un costo.
Ma questa notte l’usuale puntura
dell’eritema solare ha lasciato
un bacio turchino sulle sponde
del monte ed è così raro che si
possa vedere ch’abbandono il
dogma per seguirne il segno,
sì che resto senza fiato mentre
si schiude la vista procace della
mia città dall’alto e quasi scordo
ma scordar non posso di questa
spina che mi buca il fianco.
Fortuna che ti ho accanto.

venerdì 28 giugno 2013

IN UNA PRECISA NOTTE A CASO.

E una sera che mi stavo divertendo,
faccia a faccia mi ritrovai col mio passato.
Lo vidi divampare dalla soglia dei miei luoghi
come la fiamma strazia la quiete d'un bosco.

Infatti mi feci albero, impietrita come un sasso.

La mia presenza loro non sfuggì chè subito mirarono la terra,
che pena vedere la mia vita valer solo un sguardo verso il fondo.
E li ho sentiti con queste mie orecchie, li sentii dire " compagni, 
insieme dobbiamo combattere l'ingiustizia di questo nostro mondo ".

E pensar che l'ingiustizia del nostro mondo sono loro.

Ma in fondo questi sono i tempi moderni
che poi son sempre gli stessi dagli anni venti,
si, questi sono i cosiddetti tempi di pace
che tanto la morsa stringe da sotto come la brace.

Però il sangue macchia, non ve lo scordate.

domenica 21 aprile 2013

UNGARETTIANA.

Si leverà

dalla fredda trincea il soldato stanco

e sollevando

lo sguardo assente, osserverà l'astro

splendente

del giorno levarsi dietro i cupi monti

e illuminare

il nero dell'infausto ambiente notturno.

Guardando

l' orizzonte colorarsi d' azzurro

laverà i

suoi cruenti arti nelle trasparenti

membra di

un limpido lago, affinchè la purezza

di quelle

fredde acque penetri nelle sporche viscere

e lavi

un' anima macchiata di fraterno sangue.

Riscaldando

il docile corpo sotto i tiepidi raggi del sole

osserverà

ancora una volta l' infinito del cielo boreale

e ripenserà

alle persone amate e alla bellezza del mondo

per sentire

l' esausto cuore riempirsi d' innocente amore.


Un roboante scoppio...

Riecheggiano grida lontane...

Rimbombano tumulti nell'aria...


Si leverà 

dalla tenera erba il soldato stanco

e conscio

d' un destino crudele,osserverà un'ultima volta

la bellezza

del mondo sì chè urlando una speranzosa preghiera

si getterà

tra campi bruciati e corpi brutalmente

storpiati in

una meschina profezia di morte.

lunedì 8 aprile 2013

MI CONTRADDICO.

Giorno incostante d' umori e speranze

giorno arrogante di sole miraggi e danze,

scosse sorde errano nelle coscienze frigide

simulando il luccichio d' emozioni vivide.


Nell' aria si espande un suono puerile

sott' a un cielo a tratti primaverile

ed in fondo sarebbe una bella verità

se solo intorno ci fosse vera libertà.


Guardo questo mondo e non so più pensare,

la ruota gira e non mi rimane che cantare

e mi sbigottisce il pensier di percepire

che forse solo il fondo potrà farci rinsavire.


Mi darà ragione il giorno ancora da venire?

Regalatemi di dovermi contraddire.

sabato 16 marzo 2013

L'ORCHIDEA E' SBOCCIATA.

L'orchidea è sbocciata
sotto tanta pioggia fosca
l'orchidea è sbocciata
dentr' al cielo troppo mesto,
come la sua bionda corolla
si sfa nell'azzurro etereo
v'è una speranza che sfuma
nell'asfalto divenuto cereo.
Come si può spiegare un fiore?
Come, se ne hai atteso lo sbocciar
lambendo il seme dentro al cuore?
Chè il tempo mai affretta il proprio flusso
chè solo lui conosce il suo momento giusto
chè se ne forzi la fioritura si rovina tutto.
Ed io che m'aspettavo una corolla di petali rosa
all'ambrato tocco del roco firmamento esplosa,
invece è dorata come il compassionevole grano
e ad un cielo uggioso ha scelto di dare la sua mano.
E la scoperta non dovrebbe mai esser prevista
ch' altrimenti il fiore si fa suo stesso antagonista.
Eppure poi d'amore io son morta sempre,
m'ha estorto lo spirito il corpo ed anche la mente
e fu una notte perpetua poi fu un'eterna sera
fu dannazione imposta senza il conforto d'una bufera,
notte nera notte lunga di meridioni a mezzanotte
che m'accarezzavano riempiendomi di sorde botte
ed erano solo falsi lumi, erano spassionate stelle
invece io vorrei il calor dei petali di sole sulla mia pelle.

giovedì 17 gennaio 2013

AMORE e PSICHE.

Come si può parlare di qualcosa che
si ha senz'averlo... andiamo,
sapete bene a cosa mi riferisco.
Una radice senza albero.
Una via senza direzione.
Una luce senza lampione.
L' amore.
E una promessa abbandonata su
una panchina di marmo bianco,
abbandonata a se stessa, alle sue
implacabili implicazioni.
L' anello chiuso nella stanza che
preferisco, l'ho costruita io stessa
con queste gelide mani strappando
pezzi di me stessa. 
E l' anello resta chiuso in questa stanza,
la stanza che detesto ch'ho conficcato
qua in questo mio petto, eppure il
sangue mio ha zampillato per così tanto
tempo ed io non sapevo, non credevo 
d'averne tanto.
E cos'è poi ch'io sento appena sotto,
al posto del cuor mio che non più mi
compete, che ho lasciato a sfamar
gli avvoltoi sulla roccia più alta,
su questo nero nero altare. 
Una forza senza massa nè movimento,
la bozza senza il disegno o anche
dell' amore l'efferato volto.



giovedì 6 dicembre 2012

RAGAZZO DI PIETRA RAGAZZO DI CARNE RAGAZZO ARMATO CHE SI NASCONDE.

Allora ragazzo?
Ragazzo di pietra ragazzo di carne ragazzo armato
che si nasconde abbassa quella pistola, non ho
intenzione di farti alcun male , dai non
puntarmela contro dai lasciala andare ,
abbassa quella pistola ragazzo e fatti guardare.
Più a fondo più a fondo più a fondo , voglio
guardarti più a fondo.

Arma pietra e carne , ragazzo cos'è che ti confonde?
Dubbi , dubbi sul reale e dubbi sul tangibile
dubbi sull'etereo e dubbi sul possibile , dubbi ,
e poi il dubbio dei dubbi che è il dubbio sul dubbio :
e allora cos'è che rimane allora quando dove
cosa come lo potremo fare se lo potremo avere,
e il dubbio dalla domanda avvinto le cede il posto
così lei nel pensier s'insinua s'espande e forte
colpisce la mente persa nel cercar la pace di una
risposta che odora dell'amarezza di un posto vacante
che porta il sapore serido della mancanza fetente ,
il vuoto , vuoto davanti vuoto di dietro vuoto ai tuoi fianchi,
il vuoto è da tutte le parti e dal contorno può 
insinuartisi dentro sai e da dentro modificarsi espandersi,
divenire battito poi vena poi flusso , lo vedi ragazzo
cos'è che ti confonde anch'io lo conosco ma
lo vivo in modo diverso poichè quando colpiamo
tu spari io affondo, ed è simile al tuo il muro
di cui mi circondo, solo io ci ho nascosto la memoria
tu invece il cuore e il buco è profondo.

E allora ragazzo?
Cosa so di te poco più di niente oppure tutto, sì
tutto quel che basta per chiedermi se in questa storia
la pena valga la pena d'essere vissuta, la pena
dolce del gesto ragazzo di pietra ragazzo di carne 
ragazzo armato che si nasconde , lo vedi ho ascoltato
quel che tu m'hai detto e l'ho capito, l'ho visto e lo vedo
un dardo può non andare a segno sai ma questo
ha colpito e non è della pistola che stringi la bocca
fumante, ragazzo com'è che non vedi com'è che
non ti accorgi d'esser tu stesso il tuo fuoco d'artificio
l'asso nella manica il tuo colpo partito?
Mi chiedo cosa tenga l'interesse mio a te cinto e ragazzo
credo di saperlo: uno sguardo nella mia mente dipinto,
si, quel tuo sguardo che m'è rimasto impresso
lo sguardo che ho fatto mio che ti ho rubato di
nascosto quando nulla ancor era cominciato e forse
da lì partì tutto, non saprei dirlo, lo intuii per caso
fissato nella cineticità dei visi sui corpi in moto ragazzo
di pietra ragazzo di carne ragazzo armato che si nasconde,
mi hai chiesto cos'è che m'hai lasciato ed io
ho detto da pensare, sì, ho pensato a come ti devi
sentire barricato nella tua trincea di pensiero e di mine,
cos'è che provi cos'è che senti ogni volta che
sopra ci metti il piede apposta?
Dubbia la risposta ed è un dilemma che mi son
imposta, ma vedi ragazzo io ancora
non so se voglio la fine o la sosta
non so quanto alta per me sia la posta
non so se e quanto tutto questo  mi costa.

Ragazzo, e allora?
Resto al mio posto mentre tutto questo mio
pensare mi scivola addosso, resto al mio posto,
voglio restare inerme voglio vedere quel che succede
ragazzo, chissà se avrai il coraggio d'esser te stesso
però io con la vita ho fatto un patto e quest'impegno
ha il suo costo, il costo del rispetto ragazzo di pietra
ragazzo di carne ragazzo armato che si nasconde,
cerco l'autenticità come unica contropartita, chissà
chissà se potrai mai amare questa mia vita?
...eppur poi in me qualcosa di te rimane 
e m'è rimasto e allora ragazzo, allora io a te 
queste mie parole voglio lasciare e lascio.


sabato 1 dicembre 2012

PETROLIO E BOMBARDE.

Mi sazio di bombarde
poichè vivo delle loro esplosioni,
è che con quelle folgori
vedo più chiaramente il nulla.
M'inumido di petrolio
poichè vivo delle sue combustioni
è che con quelle reazioni
esprimo più propriamente il senso.

Sono nata dalla natura nel creato, eppure

vivo da tossica nel contaminato... ah,
mi piacciono i controsensi poichè
trovi sempre un interdipendente rigore.

E con ordine speculare:

è sempre dal male che nasce il bene
è sempre dal bene che nasce il male
ma è sempre dal loro ragguaglio
che nasce l'uomo.

La rettitudine,

quella inibisce sempre in mediano.

giovedì 29 novembre 2012

LA GAZZA LADRA.

E' l' idea

lo sfavillio di luce che


 t'attraversa a un tratto e lascia scia


 di grani bagnati grani velenosi grani avvelenati 


dall' idea... l' immagine


pensata imposta bramata,


e l' idea è lo sfavillio di luce


è la gazza ladra che bacerà la cerea maschera.

giovedì 8 novembre 2012

BRIVIDO FELINO


Lui mi fissa
Io lo fisso.
Verdi smeraldi luccicano
Nel folto contrasto corvino
Ed io riconosco
Nel suo sguardo i miei occhi.
Lui immobile
Io immobile.
Dorati riflessi risplendono
Nella penombrante mimica
Ed io riconosco
Nella sua tensione la mia ricerca.
Lui attende
Io attendo.
Sinuosa salma fluisce ora
Nella mia concentrica scia
Ed io riconosco
Nel suo interesse la mia brama.
Lui gioisce
Io gioisco.
Affilate grinfie penetrano
Nelle mie inermi carni
Ed io riconosco
Nel suo affetto il mio amore.
Felinica essenza in umano compromesso.

sabato 25 agosto 2012

DIALOGO CON UN PETTIROSSO.

Ciao uccellino
cosa fai?
Non è un ramo 
ciò su cui ti sei posato
e lo vedi com'è alto
com'è scuro com'è immenso,
non lo vedi da dov'è
ch'esso s'eregge?
Non è un ramo,
ciò su cui ti sei posato
è l'aculeo del mio cuore
è l'inaccessibile mio amore.
Veemente il capo tuo
nell'osservanza di color che
dietro queste bianche sbarre
bella mostra fan di se stessi
e cos'è che tu ne pensi dei
boriosi esseri che al di là tu vedi,
che credon la vita aver piegato
al loro giogo mentre quella
dal gioco suo furtivamente
li cancella e chissà, chissà
quanto abietti dobbiamo apparire
quanto stupidi dobbiamo sembrare
a te, a te che puoi e sai volare...
ma se io nel ciel mi lanciassi
non sarebbe per volare,
non sarebbe per volare.
Si, son lacrime queste perle che
il ventre mio rendon pesante,
lacrime che ho sciupato
lacrime che ho svenduto
lacrime che ho buttato
rugiada nel torrente
ebbro filtro di vino e pianto,
ho alzato il calice e brindato
alla sublimazione del mio cuor
in pezzi sì violentemente che
per queste lacrime di pagare
or mi si chiede nuovamente:
tetro umore che celato dentro
cresce doloso e grezzo e il viver mio,
il viver mio come suo prezzo.
Non ho paura nè esagerare voglio,
sol così logorante s'espande
quel che in me porto
che di continuo forte pigia nella
mia mente restando qua
qua adagiato nel basso ventre tal
che di vita e morte in univoco pensiero
di speranze e sogni e l'amor
mio tumefatti l'abbozzato feto,
che nemmeno cullarlo posso
che nemmeno estirparlo posso
e tutti dicono dimentica, si
dimentica che sarai felice
dimenticando però tutti che non
si può dimenticare, beh
mai del tutto ma del resto
la fine mia sarebbe il suo inizio
eppure io, eppur rinunciare non
riesco a tal mio vizio,
questo profondo solco che del
nome suo la forma prende,
cos'io oh, follemente e indecentemente
inverosimilmente così..scioccamente
continuo ad amare ciò 
che invero dovrei odiare
chè un nome senza un corpo
è un vaso vuoto, non è
terra nè tantomeno fiore.
Ma se io levassi le mie ali
poi nel ciel mi lanciassi,
riconosco sai d'aver maestose vele
ma loro batter non san di per se stesse
perciò io, s'io nel ciel mi lanciassi
per volare non sarebbe, no,
non sarebbe per volare.
Ed il pensier tuo poi lo intuisco,
si uccellino, ti capisco capisco
nel guardarci questo tuo essere
perplesso ma cos'è, cos'è che
stai facendo adesso?
Fermo mi osservi
col capo torto e l'occhio fisso,
sol per me l'interesse tuo
ora s'è desto ed in questo tuo
guardarmi io mi riconosco
chè spesso mi dicon che son
sprecata per questo posto ed io
son d'accordo nel senso che
d'esser sprecata anch'io lo penso,
ma non tanto per il luogo
quanto per il ceppo:
selvaggia nel sentire
cruenta nel provare
però umana e femmina
son nell'amare e ciò di me
è il congenito dolore
il mio peccato originale,
così ancor mi dicono di
far finta di niente e mi dicono
dicono cosa dicono niente,
giacchè del proprio cor scordar
è catacresi, come l'anima propria
trafiggere e scavare e recidere
e aggiustare, ancora me stessa uccido
di mio pugno e non ho, nemmeno ho
il diritto di piangere il mio lutto.

domenica 24 giugno 2012

NON POSSO NON.

Non posso non.
Non posso fermare questa rivoluzione non possiedo altri quando da sprecare
non posso perdere questo momento che poi è una vita che lo attendo, ho già
tirato troppo la corda nel senso che sono sospesa da troppo tempo e adesso 
il collo mi fa male adesso davvero non riesco a respirare ma non voglio
soffocare, non ora, non adesso che il mio momento è qui e mi sta a guardare.
E c'è qualcosa che non hai compreso ed è il fatto ch'io non son tornata indietro,
ho solo rubato un attimo e mi son voltata poi ho gridato forte e ho pianto e ho
strepitato, l'ho consumato tutto questo mio fiato nel berciare aspro ciò che più
non potevo tener nascosto e tu ragazzo, tu mi hai risposto.
Ti ho detto " Di errori ne abbiam commessi  e il dolore è stato tanto, ma da 
questo travaglio guarda qualcosa è nato ed è ciò ch'io prima mai t'ho dato, non ho
potuto eppure credimi, l'ho sempre voluto ed è per questo che son giunta al punto di
gridare chè a te io questo diamante vorrei donare, questo diamante, questo diamante
ch'è la mia parte migliore" e li ho visti, ho visto i tuoi occhi brillare. 
Poi l'ombra dell'utopia, che quando scende adombra tutto e non risparmia niente 
neanche la mente, così ho visto il tuo sguardo cambiare te l'ho vista la rabbia salire,
la rabbia dell'idea pensata creata l'idea idealizzata " Non vale niente, questa è una
imitazione: tu non ce l'hai non ce l'hai una parte migliore" e l'ho sentite esitazione e
fermezza inveirsi contro e il sentimento evadere poi ancora l'ostinazione tiranneggiare,
tu, tu che dici di voler essere felice e non capisci che la felicità non la si può trovare
la si conquista e nella conquista spadroneggia l'errore così poi anche il perdono e 
la comprensione altrimenti sol sarebbe sopraffazione ma la felicità ragazzo non  può
nascere dalla soggezione. Ho giocato del mazzo mio l'ultima carta, ti son corsa dietro
e ci ho provato ho provato a strapparti via quella tua garza " Guardati intorno, non vuoi 
vederli, non li vuoi vedere i veri colori del Mondo?" "Per me son questi i veri colori del
Mondo" mi hai risposto dopo aver raccolto la benda ed essertela rimessa e confesso
d'essermi sentita veramente persa, ma stavolta è tuo l'errore e d'altra parte non posso
farci nulla se tu decidi di non voler vedere di non voler sapere che questo Mondo non
è piatto questo Mondo, questo Mondo è tondo. E quando capirai queste mie parole,
chè arriverà quel giorno puoi starne certo, e quando getterai la garza con cui ti sei cinto
il lume nello stesso modo in cui ora getti via questo mio diamante, chissà se tornerai a vedere 
e comunque vedere non vedrai niente, questo prezioso dono che tu hai buttato e forse nella 
mente pure calpestato l'ho raccolto e tra le mani propri' or lo sto tenendo: ragazzo ti sei sbagliato,
non è un falso questo è originale e li dovresti vedere, dovresti vederli i suoi carati brillare.
E tra questi ce n'è uno che ancor purtroppo il tuo nome porta, lo sto trasformando in un fiorir
d'un'altra sorta: sto dando all'esser tuo il suo giusto posto, com'è torva la giustizia dell'imposto
ma questo è ciò che tu m'hai chiesto e chissà se prima o poi ti renderai conto di star confondendo
il pensiero con il tempo, però adesso io vado ragazzo, chè di vivere è il mio momento.

mercoledì 9 maggio 2012

(RED)EO IS IVI ITUM IRE

Dentro al precario equilibrio dei corpi


andanti sotto l'emblematico cielo di


questo mio giorno


che non sa se ridere


che non sa se piangere


e cela il dubbio nella catacresi


di un sorriso incerto,


e nella brama vorace delle idee


ansimanti tra i vuoti a perdere di


questo mio giorno


che non sa se ridere


che non sa se piangere


e cela il dubbio nell'amnistia


di uno sguardo perso,


dalla polvere etere lame e cemento


dalle fibre carne fiato e sgomento,


poi ancora dentro


questo mio ibrido giorno


e camminare ascoltare


respirare pensare come 


se mai avessi respirato


ascoltato camminato


pensato la vita implodere


nell'orbita di se stessa ed


occupare gli infiniti spazi


antistanti il suo primordiale spiro.

DI VITA D'AMORE E MORTE.

Il rimorso che annerisce il mio stesso sangue,
è così difficile da spiegare questo senso di colpa
talmente arduo intenderlo decifrarlo,
così crudele possederlo.
La mia carne è un debito che stringo con me stessa,
proiezione somatica di quel che sento.




Dove sei? Dove sei andata dove ti hanno portata
quando ti hanno tolto le bende dove sei fuggita
in quale fiordo ti sei rifugiata, da quale veduta
osservi il tormento della tua ricerca?




Ed ho imparato a muovermi insieme alla
gabbia che mi hanno modellato addosso
così ho visto occhi guardarmi in modo diverso
difforme e simile al mio modo perverso,
ma ogni volta che osservo me stessa e non
m'intuisco capisco percepisco, ogni volta
ancora una volta la mia immagine resta
riversa nel suo riflesso e la mia anima
contorta in un compromesso.




E ho fecondato queste sbarre lucenti e gelide
con le pelli delle fragole che raccolsi nel puerile
bosco dell'età novella, quando uno sciame di
vespe banchettò sulla mia testa ed io vidi sfiorire 
i miei anni assieme a quella carminia essenza,
l'ho fatto per sapere se qualcosa sarebbe nato,
e delle gemme son spuntate da questo mio
adorno dolore si sono levate, però mai mai mai
ho potuto ammirarle nel loro sbocciare
ferme nel tempo sono tutte le morti che
in esso si sono stanziate...




crivellato annegato crocifisso impalato
pugnalato sventrato squartato lapidato
giustiziato trafitto strangolato linciato,
povero spirito mio, ho massacrato il tuo
fulgore così tante volte,
tutte le volte che la vita m'ha abbandonata
o che io ho abbandonato lei e
tutte le volte che ho smarrito la strada
o lei s'è dissestata e quelle in cui non
riuscivo potevo volevo vedere la luce
o lei s'era oscurata, tutte le volte ho
lasciato che la mia anima precipitasse nel nulla
poichè nell'imperversare del flusso ho appreso
il modo in cui si rinasce e l'ho scoperto a mie spese,
perciò io ho già saldato il mio dazio e
adesso vorrei sapere se queste mie gemme 
potrò mai vederle fiorire, se esiste e dov'è
il mio porto la mia terra promessa
il luogo in cui potrò riposare in pace.  

IN QUESTA STANZA.

In questa stanza dal soffitto di sabbia


in questa stanza col pavimento di foglie,


è tutto sconnesso qua dentro


nulla esiste che sia al suo posto ed io,


io che avevo giurato che mai più l'avrei fatto,


beh, anch'io son fuori posto:


sto celebrando il demonio dai cerei occhi


ed ancora a lui mi concedo in pasto,


ancora ancora ancora e ancora,


come se mai gli avessi dato il finale abbraccio


come se mai se ne fosse andato e


in effetti non l'ha mai fatto.


Eppure l'avevo giurato, mai più mai più


sarebbe successo, ma sono ancora qui


in questa stanza col soffitto di foglie


in questa stanza dal pavimento di sabbia


sono ancora qui e mi sto dando in pasto,


sassi in tutti i miei dintorni sassi,


eppure avevo giurato che mai più l'avrei fatto


l'anima mi esplode fuori e schizza da tutte


le parti, me stessa in pezzi sparsi,


sparsi su queste maledette mura di


foglie sabbia e sassi, così ad ogni mio tocco


si sgretola la stanza mentre lavo via il misfatto


e la mia anima mi crolla addosso.

L' ABITO MIO PIU' BELLO.

Mi svegliai e mi levai


guardai il sole in faccia 


poichè lui guardava me,


mi spogliai mi levigai e


indossai l'abito mio più bello


poi mi lanciai nel vento e


lui mi strappò i vestiti di dosso,


li vidi volare nel cielo lontano


come lontano nel cielo vola via


la nostra età ed io sapevo


che non sarebbero più tornati


che mai più sarebbero stati 


miei, così nuda come nuda


è l'ancestrale nascita


chiamai forte il suo nome,


forte, così forte che rimasi 


senza fiato ma lei non si 


mostrava a me, così invocai


ancora più forte la sua presenza, 


volevo dovevo incontrarla e


gridavo vibravo urlavo d'agognata


attesa, poi arrivò ed io la guardai,


incredula assorta cupida,


non aveva il corvino mantello


e nemmeno il suo scettro


era nuda nuda come me talmente


nuda che le vedevo attraverso 


e attraverso lei il mondo appariva


velato sbiadito offuscato di


grigio adornato, poi un sibilo


s'impadronì della mia testa:


"Sono venuta perchè tu mi hai chiamato,


nessuno mi chiama mai e quando arrivo


ognuno mi rifugge, per questo sono venuta


perchè tu mi hai chiamato."


"Ti stavo aspettando io volevo vederti,


perciò benvenuta, ti ho chiamato perchè


dovevo incontrarti, ma perchè non hai


con te la corvina effigie, non mi vuoi?


Non mi vuoi con te mia tetra Signora?"


"Sono venuta perchè tu mi hai chiamato


ma ancora non posso farti mia, non posso,


anch'io soggiaccio a regole e non è ancora


il tuo tempo, ancora non puoi abbandonarti


al mio placido abbraccio."


Disse così poi se ne andò com'era


arrivata, intangibile, così intangibile


che l'aria si fece d'acciaio e mentre se


ne andava mi lanciò un'occhiata e le scrutai 


lo sguardo così gelido immenso e rosso


poichè nei suoi occhi scorreva tutto


il sangue dei secoli e nei suoi occhi


zampillava anche il freno del tempo,


ed io ripensai ai miei adorni veli al


modo in cui li avevo persi, chissà


chissà quando l'avrei rivista, perchè


non mi diede una carezza?O una consolazione?


"Signora Morte risponda almeno a questa


mia domanda, mi dica quale è, qual'è


il segreto per vivere?"


Ma le parole mi ripiombarono addosso


sottoforma di pioggia, così chiusi gli occhi


e mi accasciai al suolo nuda sotto l'acqua,


inerme per la mia stessa voce, e quando


tornai a vedere il sole sorridendomi mi


stava a guardare, accanto a me il fiore


arcobaleno era sbocciato e tra i suoi arti


giaceva l'abito mio più bello, 


così mi vestii e mi posai


poi ancora un sibilo nella mia testa


ed era talmente nitido e imponente,


ancora un sibilo nella mia testa


forse un monito oppure una risposta...


"E' morire." .